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COMO - 12 FEBBRAIO 2010: ribellarci è giusto!

nopacchetto | 08 Febbraio, 2010 21:22

Joy ed Hellen non devono tornare dai loro aguzzini!
Mobilitiamoci il 12 febbraio a Como


Una sera dei primi d'agosto 2009 Vittorio Addesso, ispettore-capo del Centro di identificazione per immigrati (Cie) di Milano, cerca di violentare Joy, una donna nigeriana, nella sua cella. Grazie all'aiuto di Hellen,  sua compagna di reclusione, Joy riesce a difendersi.
Qualche settimana dopo nel Cie scoppia una rivolta contro le condizioni disumane di reclusione. In quell'occasione Joy, Hellen e altre donne nigeriane vengono ammanettate, portate in una stanza senza telecamere, fatte inginocchiare e picchiate violentemente.
In seguito alla rivolta, a Milano si è svolto un processo contro 14 donne e uomini migranti, tra cui Joy e le altre.
Durante una delle prime udienze, quando in aula entra Addesso per testimoniare, le/i migranti processati denunciano pubblicamente gli abusi quotidiani da parte di quell'ispettore-capo e Joy trova il coraggio di raccontare del tentato stupro.
In seguito al processo, alcuni/e migranti, tra cui Joy ed Hellen, vengono condannati a 6 mesi di carcere; altri a 9 mesi.
Le ragazze vengono separate e mandate in diverse carceri, in modo da isolarle e neutralizzare la forza che hanno saputo esprimere collettivamente.

La data della scarcerazione per Joy e le altre si avvicina – il 12 febbraio prossimo – ma nel frattempo un evento tragico rende evidente il rischio che le ragazze corrono: venire di nuovo rinchiuse in un Cie.
A portare alla luce questo rischio è il suicidio di uno dei migranti condannati in quel processo, Mohammed El Abouby, nel carcere di San Vittore. Mohammed si è suicidato in carcere con il gas dopo avere saputo che sarebbe stato nuovamente deportato nel Cie milanese dopo la scarcerazione, il 12 febbraio, e questo l’ha spinto a farla finita.
L'intrappolamento nel meccanismo Cie-carcere-Cie è, infatti, uno degli aspetti del razzismo di Stato che moltiplicherà le vittime della violenza sancita per legge.

A questo punto ci chiediamo cosa potrebbe succedere se Joy ed Hellen all'indomani della scarcerazione, il prossimo 12 febbraio, verranno portate in qualunque Cie d'Italia. Se tornano in quello di Milano ritrovano Vittorio Addesso & C.; se vengono mandate in un altro Cie, si troveranno davanti altri gestori dell'ordine, colleghi loro, che sanno chi sono le ragazze e che coraggio hanno avuto... E allora cosa potrebbe accadere?

A fronte di tutti i discorsi ipocriti e razzisti di politici e mass-media sulla violenza contro le donne, negli scorsi mesi in diverse città ci siamo mobilitate per denunciare gli abusi e le violenze contro le immigrate e gli immigrati nei Cie.
A Milano il presidio organizzato il 25 novembre da un gruppo di compagne ha subito tre violente cariche della polizia. Nonostante fosse stato organizzato in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, le forze dell’ordine non volevano che venissero denunciati gli stupri nei Centri di identificazione ed espulsione ad opera dei loro colleghi in divisa.

Ad una settimana dalla scarcerazione, l’avvocato di Joy scopre di essere stato revocato e che al suo posto è stata nominata un’avvocata d’ufficio.
Non sappiamo quali pressioni e ricatti abbia subito Joy per arrivare a questa scelta, ma una cosa è certa: qualcuno ha molto interesse ad insabbiare tutta questa vicenda e, per fare ciò, sta cercando di isolare in tutti i modi Joy e le altre da chi ha espresso loro, fattivamente, solidarietà in questi mesi.
Ma la nostra solidarietà deve continuare a tradursi in concretezza, non possiamo permettere che Joy ed Hellen tornino nelle mani dei loro aguzzini. Nasce così la campagna “Ribellarci è giusto”, a sostegno di Joy e delle sue compagne.

Col pretesto della "sicurezza", le donne migranti vengono rinchiuse in lager in cui ricatti e abusi sessuali sono all'ordine del giorno.
Col pretesto della "sicurezza" in Italia stanno verificandosi, nel silenzio generalizzato, abusi degni d'un regime fascista.
Chi non intende essere complice di questo sistema basato sullo stupro e la violenza deve impedire che Joy ed Hellen vengano rimesse nelle mani dei loro aguzzini.

Appuntamento il 12 febbraio alle 6.30 di mattina davanti alla stazione di Albate Camerlata Fs
Dalle ore 7 in poi davanti al carcere di Como – in via Bassone 11 – per aspettare Joy!

Per info: 327 2029720

Ascolta l’intervista e l’appello


http://noinonsiamocomplici.noblogs.org

complici@anche.no

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I MANDARINI E LE OLIVE NON CADONO DAL CIELO

nopacchetto | 02 Febbraio, 2010 11:44

“Les mandarines et les olives ne tombent pas du ciel”

En ce jour, 31 janvier 2010, nous nous sommes reunìs pour constituire l’Assemblèe des Travailleurs Africains de Rosarno à Rome.
Nous sommes les travailleurs qui ont été obligè de quitter Rosarno, après avoir revendiqué leurs droits. Nous travaillions dans des conditions inhumaines.
On vivait dans des usines abandonnèes sans eau nì electricité.
Notre travail ètait mal payé.
On quittait les lieux où on dormait chaque matin à 6 heures pour ne rentrer que le soir à 20 heures pour 25 euro que ne finissaient pas tous dans nos poches.
Dès fois on ne reusissait meme pas après une journée de dur labeur à nous faire payer.
On rentrait les mains vides, le corps plié par la fatigue.
Nous etions depuis plusieurs annèes, objects de discriminations, d’exploitations et de harcélements de tous genres.
Nous etions exploitès le jour et chassès la nuit par les enfants de nos exploiteurs.
Nous ètions bastonès, harcelès, braquès comme des bêtes... enlevès, quelqu’un de nous est à jamais disparu.
On nous a tirè dessus, par jeu ou pour l’interèt de quelqu’un - nous avons continuèà travailler.
Avec le temps nous ètions devenus des cibles faciles. On en pouvait plus. Ceux qui n’ètaient pas blèssaient par des coups de feu ètaient blessès dans leur humaine dignitèe, dans leur orguiel d’ètre humain.
On en pouvait plus d’attendre une aide qui ne serait jamais arrivèe parce que nous sommes invisibles, on n’existe pas pour les autoritèe de ce pays.
Nous nous sommes fait voir, nous sommes descendus dans la rue pour crier notre existence.
Les gens ne voulaient pas nous voir. Comment quelqu’un qui n’existe pas peut manifester?
Les autoritès et les forces de l’ordre sont arrivèes et ils nous ont dèportè de la ville parce que nous n’ètions plus en securitè. Les gens de Rosarno se sont mis à nous chasser, à nous lyncher cette fois-çi organisès en vraies et propres èquipes de chasse à l’homme.
Nous avons été enfermès dans des centres de detention pour immigrès. Beaucoup y sont encore, d’autres sont retournès en Afrique, autres èparpillès dans certaines villes du Sud.
Nous, nous sommes à Rome. Aujourd’hui nous sommes sans travail, sans un lieu où dormir, sans nos bagages, nos salaries encore impayès entre les mains de nos exploiteurs.
Nous disons que nous sommes des acteurs del a vie èconomique de ce pays duquel les autoritèes ne veulent ni nous voir ni nous entendre. Les mandarines , les olives et les oranges ne tombent pas du ciel. Ce sont des mains qui les cueillent.
Nous avions rèussi à trouver un travail qu’on a perdu parce que tout simplement on a demandè d’ètre traitè comme des ètres humains. Nous ne sommes pas venus en Italie pour faire les touristes. Notre travail et notre sueur servent à l’Italie comme ils servent à nos familles qui ont placè beaucoup d’espoir en nous.

On demande aux autoritès de ce pays de nous voir et d’entendre nos requètes:

- Nous demandons que le permis de sèjour pour motif humanitaire concèdè aux 11 africains blessès a Rosarno soit conceder aussi à nous tous victimes d’exploitations et de notre condition irrèguliere qui nous a laissè sans travail, abandonnès et oubliès dans la rue.

- Nous voulons que le gouvernement de ce pays prenne ses responsabilitèes et nous garantisse la possibiltè de travailler dignement.

l’Assemblèe des travailleurs africains de Rosarno à Roma
 
 
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“I mandarini e le olive non cadono dal cielo”

In data 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l’Assemblea dei lavoratori Africani di Rosarno a Roma.
Siamo i lavoratori che sono stati obbligati a lasciare Rosarno dopo aver rivendicato i nostri diritti. Lavoravamo in condizioni disumane.
Vivevamo in fabbriche abbandonate, senza acqua né elettricità.
Il nostro lavoro era sottopagato.
Lasciavamo I luoghi dove dormivamo ogni mattina alle 6.00 per rientrarci solo la sera alle 20.00 per 25 euro che non finivano nemmeno tutti nelle nostre tasche.
A volte non riuscivamo nemmeno, dopo una giornata di duro lavoro, a farci pagare.
Ritornavamo con le mani vuote e il corpo piegato dalla fatica.
Eravamo, da molti anni, oggetto di discriminazione, sfruttamento e minacce di tutti i generi.
Eravamo sfruttati di giorno e cacciati, di notte, dai figli dei nostri sfruttatori.
Eravamo bastonati, minacciati, braccati come le bestie... prelevati, qualcuno è sparito per sempre.
Ci hanno sparato addosso, per gioco o per l’interesse di qualcuno. Abbiamo continuato a lavorare.
Con il tempo eravamo divenuti facili bersagli. Non ne potevamo più. Coloro che non erano feriti da proiettili, erano feriti nella loro dignità umana, nel loro orgoglio di esseri umani.
Non potevamo più attendere un aiuto che non sarebbe mai arrivato perché siamo invisibili, non esistiamo per le autorità di questo paese.
Ci siamo fatti vedere, siamo scesi per strada per gridare la nostra esistenza.
La gente non voleva vederci. Come può manifestare qualcuno che non esiste?
Le autorità e le forze dell’ordine sono arrivate e ci hanno deportati dalla città perché non eravamo più al sicuro. Gli abitanti di Rosarno si sono messi a darci la caccia, a linciarci, questa volta organizzati in vere e proprie squadre di caccia all’uomo.
Siamo stati rinchiusi nei centri di detenzione per immigrati. Molti di noi ci sono ancora, altri sono tornati in Africa, altri sono sparpagliati nelle città del Sud.
Noi siamo a Roma. Oggi ci ritroviamo senza lavoro, senza un posto dove dormire, senza I nostri bagagli e con I salari ancora non pagati nelle mani dei nostri sfruttatori.
Noi diciamo di essere degli attori della vita economica di questo paese, le cui autorità non vogliono né vederci né ascoltarci. I mandarini, le olive, le arance non cadono dal cielo. Sono delle mani che li raccolgono.
Eravamo riusciti a trovare un lavoro che abbiamo perduto semplicemente perché abbiamo domandato di essere trattati come esseri umani. Non siamo venuti in Italia per fare i turisti. Il nostro lavoro e il nostro sudore serve all’Italia come serve alle nostre famiglie che hanno riposto in noi molte speranze.

Domandiamo alle autorità di questo paese di incontrarci e di ascoltare le nostre richieste:

- Domandiamo che il permesso di soggiorno concesso per motive umanitari agli 11 africani feriti a Rosarno, sia accordato anche a tutti noi, vittime dello sfruttamento e della nostra condizione irregolare che ci ha lasciato senza lavoro, abbandonati e dimenticati per strada.

- Vogliamo che il governo di questo paese si assuma le sue responsabilità e ci garantisca la possibilità di lavorare con dignità.

L’Assemblea dei Lavoratori Africani di Rosarno a Roma

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ROMA - 2 FEBBRAIO 2010: conferenza stampa con i migranti di Rosarno a Roma

nopacchetto | 01 Febbraio, 2010 18:03

CONFERENZA STAMPA CON I MIGRANTI DI ROSARNO A ROMA

Martedì 2 febbraio 2010 ore 10.00

Piazza S. Marco, Roma

Il "caso Rosarno" sbarca a Roma con l’arrivo in città di diverse decine di migranti. Sono quasi un centinaio messi sul primo treno per la capitale dopo le violenze e le aggressioni subite per aver osato ribellarsi alle condizioni di schiavitù e alle discriminazioni, senza alcuna tutela se non quella di avere salva la vita grazie ad una deportazione di massa.

Da più di due settimane, tanti di loro vivono nelle strade della capitale in condizioni di estrema precarietà con il rischio di rimpatri ed espulsioni. E così, da braccianti schiavizzati senza pietà, da vittime della violenza cieca, diventerebbero criminali da punire: sono gli effetti perversi della Bossi-Fini e del Pacchetto sicurezza che fa dei lavoratori stranieri una merce da sfruttare e della clandestinità un comodo alibi.

E così in questi giorni a Roma si consuma una vera e propria emergenza umanitaria che chiama in causa tutti quanti operano nel campo dei diritti e del sociale, ma che chiama in causa in primo luogo le istituzioni locali, affinché diano una concreta risposta di accoglienza. Così come hanno fatto alcune realtà del movimento romano.

La rete romana antirazzista, composta dalle realtà che hanno solidarizzato coi migranti in rivolta promuovendo nelle ultime settimane una mobilitazione plurale, indice assieme ai migranti di Rosarno presenti a Roma una conferenza stampa per rilanciare la vertenza per il riconoscimento dei diritti e dignità dei lavoratori di Rosarno: regolarizzazione e accoglienza immediata.

Comunità migranti e associazioni antirazziste romane

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Da Rosarno a Roma: diritti e diginità per tutti

nopacchetto | 01 Febbraio, 2010 12:38

DA ROSARNO A ROMA: DIRITTI E DIGNITA’ PER TUTTI

“Non abbiamo da perdere che le nostre catene”


A Rosarno l’ordine è stato ristabilito. Il dispiegamento militare dello Stato ha risolto in quella terra il problema della situazione da guerra civile seguita alla giusta rivolta dei braccianti immigrati, privati dei più elementari diritti.

Le stesse persone costrette a fuggire dalla guerra e dalla devastazione che il grande capitale e i governi occidentali portano nei loro paesi, vengono esposte nella democratica e civile Italia all'asservimento, alla segregazione e al linciaggio, fino alla reclusione nei campi d'internamento chiamati ora CIE, già CPT. Questo è l'esito del cosiddetto “controllo dei flussi” realizzato da Schenghen in poi, con leggi come la Turco-Napolitano, la Bossi-Fini, il Pacchetto Sicurezza. A cui oggi, dopo Rosarno, si aggiunge un nuovo strumento: la deportazione.

Questo è il sistema che consente alla grande distribuzione dei generi alimentari di lucrare, nel quadro delle direttive dell'UE: a Rosarno come nel casertano, nel foggiano, nell’Agro Pontino, nel “ricco nord est” tutti sanno che le maggiori produzioni agricole di questo paese si arricchiscono grazie all’abbattimento del costo della manodopera. Arance, pomodori, fagiolini e tutti i gloriosi prodotti dell’industria alimentare italiana raggiungono le tavole di mezzo mondo grazie al bisogno estremo di lavoro delle masse di giovani immigrati.

Da Bari a Roma, con un biglietto di sola andata. Così circa duecento di questi lavoratori si sono ritrovati nella capitale senza alcun punto di riferimento. Dalle baracche e dagli accampamenti della piana di Gioia Tauro ai portici di via Marsala, a far compagnia alle altre migliaia di persone che già pagano il prezzo del generale impoverimento della popolazione.

La Roma delle istituzioni ha guardato altrove, impegnata com'è a costruire centri commerciali, a fantasticare circuiti di formula 1, a rappresentarsi tristemente nell’ennesimo teatrino elettorale.

La rete di realtà autorganizzate del Pigneto invece ha aperto le porte ad una parte di questi lavoratori, improvvisando un luogo di prima ospitalità all’interno del Centro Sociale ex SNIA, in via Prenestina. Il centro sociale, l’Osservatorio Antirazzista Territoriale, il Comitato di Quartiere, l'associazione Progetto Diritti, l’Assemblea delle donne del consultorio, e tanti altri hanno messo in campo tutte le risorse per garantire una risposta immediata ai bisogni primari attivando, come già accaduto in passato, una rete spontanea di solidarietà che ha coinvolto tutto il territorio.
Lo Sportello legale attivo nel territorio sta lavorando per il riconoscimento dei permessi di soggiorno, Medicina solidale si sta occupando dell'assistenza sanitaria. Questo contesto di solidarietà attiva ha permesso che cominciasse un percorso di autorganizzazione, concretizzatosi nella prima ASSEMBLEA DEI LAVORATORI AFRICANI DI ROSARNO A ROMA, che da questo momento diventa il luogo centrale delle prossime mobilitazioni.

Ma non basta. Bisogna denunciare i responsabili politici di questa vergogna. Lo stesso governo che ha deliberatamente lasciato migliaia di lavoratori nelle inumane condizioni delle tante Rosarno d'Italia, oggi ignora la condizione di profughi che ha creato con la deportazione. Senza casa, senza lavoro, senza reddito alcuno. Le istituzioni avrebbero poteri, responsabilità e risorse per garantire il diritto di questi lavoratori ad un'ospitalità degna.

Le azioni di solidarietà vanno tradotte immediatamente in percorsi di lotta. I lavoratori africani di Rosarno hanno alzato la testa, tra i pochi in questo paese narcotizzato. Insieme a loro intendiamo porre il problema alla città ed alle sue istituzioni per rivendicare quello che spetta loro di diritto:

PERMESSI DI SOGGIORNO, ALLOGGI DIGNITOSI, ASSISTENZA SANITARIA, UN LAVORO REGOLARE PER TUTTE LE VITTIME DELLA “CACCIA AL NEGRO” E DELLA DEPORTAZIONE DI ROSARNO.

C.S.O.A. eXSnia Viscosa
Osservatorio Antirazzista Territoriale Pigneto - Tor Pignattara
Comitato di Quartiere Pigneto Prenestino
Assemblea delle Donne del consultorio del Pigneto
Associazione Progetto Diritti
Sinistra Critica - Pigneto

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ROMA - 12 GENNAIO 2010: Sit-in al Senato. Solidarietà coi migranti di Rosarno!

nopacchetto | 12 Gennaio, 2010 02:46

 
troppa (in)tolleranza, nessun diritto

a pochi giorni dai fatti vergognosi di rosarno e contro il pugno duro del governo che ordina espulsioni di massa, ma vero responsabile di quanto accaduto:
 
ARANCE INSANGUINATE AL SENATO
 
durante l'audizione del ministro dell'interno maroni al senato oggi martedì 12 gennaio, le associazioni antirazziste e le comunità migranti di roma saranno al senato a ribadire la solidarieta' con i migranti di rosarno:
 

    * contro la clandestinità, il lavoro nero e lo sfruttamento nei campi agricoli
    * per il permesso di soggiorno per quanti sfruttati e ridotti in schiavitù
    * per la riapertura della regolarizzazione dei migranti sans papiers
    * per un piano concreto di accoglienza
 
sit-in al senato
piazza navona
martedì 12 gennaio
ore 16.30
 

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